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Costumi e tradizioni

Pescocostanzo – Credenze Popolari

Patrimonio della tradizione e della cultura locale

Quando si teme che una persona, notoriamente strega o stregone, possa da un dì all’altro fare un brutto tiro ai bambini, la s’invita, per un motivo qualunque, a venire a casa. Una volta dentro, si mena il can per l’aja tanto che riesca fare destramente un buco nella sua gonna o nella sua “mantiera” (senale = zinale) se strega, – ovvero nella cappa o nella giacchetta -se stregone -con un tizzo o con un carbone acceso. Fatto il buco, si può vivere tranquilli sul conto di quella mala gente.

Entrata in casa una persona “sospetta strega”, il padrone di casa, se ne vuol essere proprio certo, la afferra per i capelli. Se quella persona è davvero strega o uno stregone, subito gli domanda: “Che cosa tieni in mano? E il padrone di casa, se è accorto risponde. “ferro o acciàro ma, se è un ignorante e risponderà: “capille” la strega replicherà: “E jji me ne sfuje come ‘na ‘nguilla” e subito scompare; mentre nel primo caso, rimane a discrezione del padrone di casa.

Per evitare l’entrata delle streghe in casa durante la notte, giova fare tre croci sulla cenere con la quale si è ricoperto (“abbelàte”) il fuoco (Pescocostanzo). Si può anche guardarsi dalle streghe, nottetempo, mettendo una scopa, o un ramo di pino selvatico, o una pelle di capra intonsa, o una farciuola, o le “Carte di Gloria” state sopra un altare (Palena) dietro l’uscio di casa. La strega entrando, e può entrare nel più piccolo spiraglio, anche dal buco della serratura, non può andare oltre se prima non ha contato per bene tutti i fili della granata ecc. – e frattanto, qualcuno può svegliarsi e scoprirla. Nelle case degli scardassieri le streghe non possono entrare. Dovrebbero prima contare, senza imbrogliarsi, tutti i denti dello scardasso. Cosa impossibile. Anzi, l’immunità dura per sette generazioni.

da www.pesconline.it

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